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logo newsCento anni e oltre. Il Cuneo Calcio ha radici lontane: tutto cominciò in un inizio di secolo fatto di uomini veri e semplicità, di voglia di football e di identità. Pionieri in una provincia di confine, in una città che abbraccia pianure e montagne, intersecata da fiumi e torrenti, abitata da gente fiera e onesta. Così vicina e, al contempo, così distante dalla capitale sabauda e dal suo regale portamento, Cuneo ha scoperto il calcio nel 1905. Un calcio privo di luminosità e di gloria ma intriso di passione e colmo di entusiasmo.

“E’ una storia di festa, più che di fasti. Una storia senza grandi nomi, ma con tanti protagonisti che sono stati beniamini, nel cuore dei tifosi” scrisse nel libro dedicato al club (‘Da cent’anni nel pallone: una storia in biancorosso’) l’indimenticabile Gualtiero Franco. “La squadra, come la città non ha fatto sconquassi: ha avuto sogni, ambizioni, speranze, limiti, delusioni, promesse, non tutte mantenute. E’ rimasta, però, soprattutto, un’amica. Nei momenti di gioia, il calcio cuneese è stato motivo di vanto. Nei periodi più delicati una sorta di parente malato del quale si preferisce tacere, non per vergogna ma per evitargli critiche ed inquisizioni fastidiose. La dimensione della squadra ricalca quella della città. Non ci sono grandi distanze geografiche, in Cuneo e, parallelamente, anche i giocatori non sono distaccati dai tifosi. Nessuno divino, nessuno intoccabile, in casa biancorossa. Pacche sulla schiena, complimenti a fine partita, chiacchiere al bar hanno cementato il rapporto giocatore-tifoso. Anche le contestazioni hanno avuto sapori paesani, senza che un rigore fallito o una partita sbagliata travalicassero i limiti di uno sfogo sportivo. Quantomeno nella norma. Un quadro, insomma, più con colori delicati che con tinte forti. E, soprattutto, un quadro ispirato a tanti e tanti protagonisti di casa nostra. ‘L marghé’ o l’elettricista, lo studente, il muratore, l’avvocato che saluti ogni mattina non possono diventare divi inarrivabili alla domenica. Ma certamente, di un loro gol, di una loro prodezza, ti senti compartecipe. Nel calcio il tifoso si immedesima nei suoi beniamini ed il rapporto è ancora più forte se il beniamino calciatore è tuo amico, tuo vicino di casa tuo concittadino. La storia sportiva biancorossa è ricca di ‘grandi cuneesi’ che hanno emozionato padri e nonni, in una serie di vicende la cui dimensione non sarà trascendentale nel panorama calcistico assoluto italiano, ma lo è sicuramente per le migliaia di tifosi che hanno gioito e sofferto, si sono lanciati in lodi e rimbrotti verso amici, investiti, sul campo, di autentici compiti di rappresentanza della loro passione”.

Il gioco del pallone anche a Cuneo iniziò grazie alla ginnastica. Nel 1898 vennero acquistati i primi palloni, ordinati nientemeno che in Inghilterra. Nello stesso anno la prima partita ufficiale in Piazza d’Armi. Nello stesso anno a Torino si disputa il primo campionato italiano di calcio in cui trionfa il Genoa. Nel 1904 nasce l’Unione Sportiva Alta Italia, antenata della Cuneo Sportiva, società ciclistica che successivamente estende il proprio raggio d’azione all’atletica, calcio, pallone elastico, motociclismo, ginnastica, alpinismo, escursionismo e lotta. Nella sede della società è conservato lo splendido stendardo della fondazione del sodalizio, bianco e rosso, con pregevoli ricami in oro, datato 1905, stendardo che dopo la dovuta restaurazione è ancor oggi esposto nelle sale dello stadio. Nel febbraio del 1906 il primo derby con il Saluzzo, vinto 3-0. A dicembre il primo campionato provinciale di football. Nel 1910 i cuneesi decidono di costruire una squadra di calcio svincolata delle società madri e individuano in piazza della Cavalleria (poi piazza Regina Elena, ora piazza Martiri della Libertà), l’area idonea all’allestimento di un campo di gioco. Il gioco del calcio comincia a prendere piede e nel mese di giugno del 1913 la giunta comunale concede alla società il terreno di piazza Regina Elena per allestire un campo sportivo regolamentare. Il 21 settembre 1913 si inaugura ufficialmente il nuovo impianto sportivo. Nel 1914 la partecipazione al primo campiona Figc. Il 2 luglio del 1922 a Milano l’Alta Italia si aggiudica il primo grande torneo popolare di football vincendo il titolo italiano dei liberi. Dal 1924 la società, affiliata alla Figc, decide di partecipare al campionato di IV divisione e da allora fino ai giorni nostri la storia del calcio cuneese assume continuità.

Nel 1935 viene inaugurato il primo vero stadio cittadino: il ‘Monviso’ stadio successivamente dedicato alla memoria dei “fratelli Paschiero”. Nel 1938 l’impianto ospita il raduno collegiale pre mondiale della Nazionale azzurra campione del mondo di calcio allenata dal ct Vittorio Pozzo. Sarà lo stesso commissario tecnico italiano ad appoggiare l’iscrizione del Cuneo al campionato nazionale di Serie C. Nella stagione 1941/1942 il Cuneo vince il campionato divertendo e dominando la concorrenza e accedendo quindi alle fasi finali per il passaggio alla Serie B. Nella sfida decisiva in Sicilia, davanti a 10.000 spettatori, il Cuneo perde di misura contro il Palermo e così vede sfumare il sogno promozione. Alterne vicende caratterizzano i campionati successivi, fino all’anno di grazia 1989 quando il Cuneo, vincendo il campionato Interregionale, conquistò la Serie C2. L’esperienza nei professionisti durò tre sole stagioni al termine delle quali la società retrocesse nel nuovo Campionato Nazionale Dilettanti. Per tornare ai fasti dell’era Mario Sanino, il Cuneo deve attendere l’arrivo di Franco Arese, patron di Asics, il quale, alla presidenza del club nell’anno del centenario biancorosso, riesce nell’impresa di riportare la società nei professionisti grazie all’esaltante vittoria del torneo di Serie D, risultato conseguito anche grazie alle reti di Luca Facchetti, centravanti figlio del rimpianto Giacinto presidente dell’Internazionale, e alla sagacia del tecnico Daniele Fortunato, ex calciatore di Torino, Atalanta e Juventus. Al primo anno di serie C2, a dispetto dello status di neopromossa, la squadra macina record su record e, fino all'ultimo, contende al Venezia il primato in graduatoria, arrendendosi solo alla fine ma arrivando comunque in seconda posizione. Ai play off sfuma il sogno promozione (in Serie C1) perché nel doppio confronto con il Carpenedolo, dell'allora presidente Tommaso Ghirardi, ora patron del Parma Calcio, il Cuneo ha la peggio. Nella stagione successiva il club partecipa alla TIM Cup e, in estate, riceve al ‘Paschiero’ il Cagliari, contro il quale disputa un’ottima partita, persa esclusivamente per un gol realizzato da David Suazo su calcio di rigore. Nella stessa stagione, tuttavia, il Cuneo conquista la finale di Coppa Italia di serie C, competizione che sfuma in favore del Foggia nella finale di ritorno in Puglia. Terzo anno di professionismo nuovamente infausto perché al termine di una stagione complicata, il Cuneo, in ragione della classifica avulsa, è costretto alla disputa dei play out retrocessione con la Valenzana, in conclusione dei quali retrocede amaramente in Serie D.


La delusione attanaglia la piazza e, successivamente, la famiglia Arese, proprietaria del club, decide di passare la mano e la società viene rilevata dall'imprenditore cuneese Marco Rosso, in partecipazione con la famiglia Morano. Con la nuova proprietà viene rifondato integralmente l'organigramma societario e, di conseguenza, lo staff tecnico e il collettivo di giocatori. Nel limbo dei semiprofessionisti, inizialmente, il Cuneo fatica a trovare l'amalgama, ma con l'arrivo dell'ex tecnico della Juventus Giancarlo Corradini alla guida tecnica la squadra si risolleva conseguendo risultati di tutto rispetto. Al termine del campionato 2008/9 il Cuneo si salva con quattro giornate di anticipo sulla conclusione della stagione e programma un futuro prossimo nuovamente luminoso e soddisfacente. Il campionato 2009/2010, tuttavia, inizia nuovamente sotto i peggiori auspici perché la squadra fatica e a pagare è nuovamente l’allenatore. Si cambia in corsa e, in luogo di Vittorio Zaino, la panchina viene affidata ad una vecchia conoscenza del calcio cuneese: il 5 ottobre 2009 torna in biancorosso Danilo Bianco, già preparatore atletico, vice allenatore e allenatore del Cuneo in Serie C2. Con Bianco la squadra migliora la propria classifica, ma in primavera rallenta, concludendo alla fine all'11º posto in classifica. Il campionato 2010/2011 inizia con un’importante campagna acquisti volta a riconferire al club la competitività che aveva in passato. Arrivano molti giocatori dai trascorsi in Serie C, tra i quali il cavallo di ritorno Matteo Longhi ed Enrico Fantini, noto professionista oltre che cuneese doc. Nonostante ciò, la squadra stenta a decollare e dopo le prime quattro giornate ha solo 3 punti in classifica. Così viene esonerato Bianco e ingaggiato lo specialista della categoria Salvatore Iacolino, già a Cuneo per pochi mesi undici anni prima, tecnico con all’attivo 4 promozioni nei professionisti, oltre che numerosi titoli giovanili conquistati alla guida del settore giovanile della Juventus. La scelta di Iacolino si rivelerà vincente. Con una cavalcata incredibile, infatti, il Cuneo risale le posizioni, si rende protagonista di una marcia inarrestabile, disputa un girone di ritorno pressoché perfetto e, dopo aver annichilito l’Asti primo in classifica, scavalca anche i valdostani del Saint Christophe e domenica 17 aprile 2011 conquista, con la vittoria per 4-1 tra le mura amiche ai danni del Santhià, la promozione in Seconda Divisione di Lega Pro (ex Serie C2). Esplode la gioia, il ‘Paschiero’ è in festa. Bandiere, caroselli e urla colorano la città in occasione del ritorno nel calcio che conta. E non finisce qui perché in virtù del successo in campionato il club, che peraltro vanta l’attacco più prolifico dell’Italia intera (dalla Serie A alla Serie D), partecipa alla Poule Scudetto al termine della quale, l'11 Giugno 2011, superando il Perugia, si aggiudica lo storico tricolore di categoria fregiandosi quindi del titolo di Campione d’Italia Dilettanti.

Il 1 giugno del 2011 entra in società Massimo Bava, insignito del ruolo di direttore generale. Poco dopo al seguito del neo dirigente biancorosso arriva nel capoluogo Ezio Rossi, tecnico professionista con innumerevoli esperienze a cavallo di Serie A, B e C. La società, ridisegnata nel suo assetto, non impiega molto per continuare a stupire tutti. Arrivano a vestire il biancorosso calciatori del calibro di Massimiliano Varricchio, Andrea Gentile e una nutrita schiera di giovani talentuosi che si dimostrano ampiamente all'altezza della situazione. Il Cuneo, infatti, a dispetto dello status di matricola nella nuova realtà, continua a vincere e a divertire, proponendo un calcio spumeggiante e offensivo che gli consente di occupare stabilmente le posizioni di vertice della gradutoria di Seconda Divisione di Lega Pro. Al termine di un campionato entusiasmante, i biancorossi si vedono sfuggire di mano la promozione diretta in Prima Divisione per un nulla, concludendo la stagione al terzo posto, a due lunghezze di distanza dalla capolista e ad un solo punto dalla seconda. Il collettivo agli ordini dello specialista Ezio Rossi è quindi costretto a disputare i play off promozione: nella competizione il Cuneo affronta ed elimina in semifinale il Rimini, conquistando di conseguenza l'accesso alla finale con la Virtus Entella. All'andata la partita termina con un pareggio, mentre al ritorno, in uno stadio "Fratelli Paschiero" stracolmo di tifo e di passione, di fronte ad oltre 2.500 persone, il Cuneo schianta la Virtus Entella con un inequivocabile 5-2 che vale la tanto anelata promozione in Prima Divisione. "Noi C1 siamo" si trasforma nello slogan di una stagione indimenticabile: il Cuneo conquista sul campo la promozione nell'ex Serie C1, scrivendo una nuova importante e significativa pagina della storia del calcio cuneese. Si ricomincia, si riparte senza Bava che lascia Cuneo per Torino, dove assume la carica di responsabile del Settore Giovanile granata, e con Luca Padovano insignito del ruolo di direttore sportivo. A guidare la truppa ancora il confermatissimo Ezio Rossi. Dopo la vittoria all'esordio sul campo di Treviso, l'avvio di campionato in Prima Divisione, da ricordare la sfida casalinga con il Lecce dell'ex Franco Lerda, non è propriamente dei più positivi, ma dopo un autunno difficoltoso la squadra si risolleva fino a chiudere il girone di andata ad un solo passo dai play off promozione. La finestra invernale del calciomercato cambia parzialmente volto al collettivo, che saluta dopo due indimenticabili anni il beniamino del pubblico Enrico Fantini e il centrale di difesa Davide Sentinelli. Arrivano a vestire il biancorosso calciatori del calibro di Omar Torri, Ciro De Franco e Simone Loria, ma la squadra vive un inverno e una primavera difficili e, soprattutto, avari di soddisfazioni. Ciò nonostante il Cuneo si presenta a Salò, per l'ultima giornata di campionato, con la possibilità di essere padrone del proprio destino: vincendo contro i bresciani già salvi, i biancorossi conquisterebbero a loro volta la salvezza. Sulle rive del lago di Garda, tuttavia, un nubifragio accompagna la debacle cuneese che obbliga i biancorossi a disputare i play out con la Reggiana. Allo stadio "Giglio" di Reggio Emilia la sfida termina con un pareggio 1-1, mentre al "Paschiero" un discusso e, per certi versi assurdo, calcio di rigore consente ai granata emiliani di aggiudicarsi l'incontro e di mettere le mani sulla salvezza, alle spese del Cuneo che retrocede ripartendo dalla Seconda Divisione. Lacrime e sangue, come spesso accade, portano ad una serie di cambiamenti. Arriva nel capoluogo della provincia Granda Fabio Artico, celeberrimo ex calciatore ora nelle vesti di dirigente e, dopo l'esonero di Ezio Rossi, la società affida la guida tecnica della nuova squadra al giovane e ambizioso Andrea Sottil. A gennaio del 2014, tuttavia, il tecnico torinese viene sollevato dall'incarico e la panchina viene ri affidata ad Ezio Rossi... La squadra, nonostante un ottimo finale di campionato, non riesce ad evitare, per una manciata di punti, la partecipazione ai play out dell'anno della riforma dei campionati di Lega Pro e dopo il doppio confronto con il Delta Porto Tolle (1-2 in casa e 0-1 in trasferta) retrocede nei dilettanti. Il presidente Marco Rosso addifa l'allestimento del nuovo collettivo al direttore sportivo Oscar Becchio. In panchina arriva Riccardo Milani, il quale viene però esonerato il 27 ottobre; il suo posto viene preso dall'esperto Salvatore Iacolino, per la terza volta alla guida del Cuneo, nuovamente in sella quattro anni dopo la conquista del campionato 2011 e dello storico Scudetto di categoria. Con Iacolino il Cuneo recupera celermente posizioni e, alla fine, vince il campionato tornando in Lega Pro ad un solo anno di distanza dalla retrocessione della precedente stagione. Nel ritrovato torneo professionistico la squadra si rende protagonista di un buon girone d'andata concluso a ridotto delle prime, mentre un complicato girone di ritorno costringe la squadra ai play out, poi persi contro il Mantova. Di nuovo in Serie D, i biancorossi allestiscono una squadra competitiva e nuovamente con Salvatore Iacolino vincono il torneo, davanti al Varese ritornando ancora una volta, dopo una sola stagione di purgatorio, nei professionisti.

Giorgio Bocca, noto scrittore e giornalista, cuneese ed ex calciatore del Cuneo, ricorda così il suo periodo di militanza in biancorosso: “La Cuneo in cui nacque il gioco del calcio apparteneva alla civiltà del legno. Il campo, in piazza Regina Elena già Cavalleria aveva tribune di legno, era circondato da un passamano di legno e veniva chiusa al traffico, in occasione delle partite, da tavolati di legno, sorpassati o sotto passati da noi ‘gagnu’, ragazzini, appena i sorveglianti delle porte se ne erano andati a guardare la partita, come tutti. Erano gli urli degli spettatori a farci volare oltre i tavolati, a farci strisciare sotto a infilarci a forza fra le schiene e le gambe degli anziani. Non c’è mai stato al mondo credo un campo da calcio così casalingo più che cittadino, specie per chi ci abitava come i Paschiero o noi Bocca che stavamo a cento metri ed eravamo lì da mattino a sera a correre dietro un pallone. In piazza Regina giocare a calcio era un diritto universale, si cominciava una partita in dieci e la si finiva in cento perché tutti quelli che arrivavano si univano alla muta che rincorreva la palla e la calciava dovunque nei giardinetti delle palazzine o nell’ospedaletto delle suore di cui ogni tanto, con fuga generale, si spaccavano i vetri di una finestra. La vecchia Cuneo di legno: di legno erano le pianche per passare il Gesso o la Stura, di legno le pantalere per il gioco del balun, di legno i banchi del mercato e delle scuole assieme a strofinacci, crocefissi, fotografie del Duce e del Re e odori acri di gesso e di inchiostro. Di legno le mazze e le lance delle nostre bande giovanili che si scontravano sulle rive dei due fiumi. Era un miracolo che non fosse di legno anche il pallone. Si stava vivendo negli anni trenta la storia del calcio italiano campione del mondo ma c’era stata anche una preistoria di quella favolosa Alta Italia che aveva vinto un campionato italiano dei dilettanti, non sapevamo bene quale ma leggendaria con la maglia a strisce bianco e nere come quelle della Juventus, stessa buona borghesia anglofila, basta leggere i nomi della formazione del 1920: Rattalino, Fiorio, Giriodi, Borra, Cantona, tutte buone famiglie con casa sul viale degli Angeli. La Cuneo Sportiva o Associazione Calcio Cuneo in cui arrivai nel 1939 mi pare dopo aver rischiato le gambe in tutti i tornei provinciali degli avanguardisti o di giovani fascisti del fascismo cuneese più vicino alla sagra del castagno che alla Marcia su Roma aveva due caratteri precisi, il rapporto stretto con la Liguria e quello intimo con la città. Il Campo si era trasferito da piazza Regina Elena al nuovo stadio sull’altopiano della stazione ferroviaria ma i tifosi non erano cambiati erano sempre quelli che seguivano il Negrito, il tifoso zoppo, ma dalla voce stentorea che dava la carica a tutti o i suoi incitamenti personali a questo o a quel giocatore amico. Ci volle la guerra civile dei primi anni quaranta per creare anche in quel piccolo mondo paesano e solidale delle inimicizie feroci (due fratelli di Reggio Emilia finiti nelle Brigate Nere, il consigliere tecnico Leo Scolocchini, un signore elefantiaco, fucilato dai partigiani). Rapporto cittadino intimo fra i tifosi e i giocatori, conosciuti da tutti, incontrati ogni giorno in città, nei luoghi di lavoro, di studio anche di ristorazione, l’ala destra Peano era figlio dell’oste del Muletto, in piazza del mercato del bestiame. Rapporti umani semplici con gli allenatori. Uno ungherese di nome Lajos che prima di ogni partita diceva: «Ragazzi tre gol e poi accademia». Uno di Casale Monferrato che per non sbagliarsi consigliava «o il pallone o la gamba». Il legame con la Liguria era in parte dovuto al calendario, in parte agli scambi di giocatori. Il calendario imponeva i confronti piemontesi liguri, le partite con il Savona, la Sanremese, il Rapallo, l’Albenga, la Doria di Genova. Partite in campo nemico dove un pivellino come me veniva immediatamente minacciato di spaccatura di gambe da centromediani giganteschi usciti da qualche cantiere. E poi giocatori liguri importanti nella Cuneo del 1940: il portiere Vernè impiegato come guardia municipale, il giocatore allenatore Calcagno, i giocatori Borgo, ala sinistra e Caviglia, mezzala, che si era sistemato con una signora della pescheria di via Roma. E ricordo anche i poveri diavoli che nella squadra di calcio avevano trovato il modo di campare, i custodi dello stadio, un contadino di Centallo che tagliava l’erba del campo come di un suo prato, con una moglie piccolina, gentile che ogni lunedì lavava le maglie e i calzettoni e li distendeva come nel cortile di una famiglia numerosa e il giovedì che li faceva trovare stirati e pronti per l’allenamento e il cameriere che noi chiamavamo Tom il birraio che stava nella sede sociale sopra il cinema Nazionale in via Roma dove passavamo la vita a giocare a carte e a biliardo e c’era persino un baro che un giorno fu scoperto e cacciato con scandalo indimenticabile. Per noi di Cuneo non c’erano contratti e stipendi. Semplicemente si passava dal calcio di cortile e di strada a quello che aveva una maglia, un nome uno stemma. E io che avevo come altro sport lo sci, giocavo fino a dicembre e poi arrivata la neve sparivo fino ad aprile o maggio quando allenatori e dirigenti mi riprendevano senza neppure protestare perché quella mia appartenenza alla squadra era qualcosa di naturale, mi spettava per nascita, non per contratto”.

 


 

Classifica SERIE C Girone A
 
Livorno13
Robur Siena11
Olbia10
Viterbese9
Carrarese9
Monza8
Pisa8
Pistoiese7
9 Cuneo7
10 Piacenza7
11 Lucchese7
12 Arzachena6
13 Pro Piacenza5
14 Prato5
15 Giana Erminio4
16 Arezzo3
17 Alessandria3
18 Pontedera2
19 Gavorrano0




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